
Alumni stories: Caterina Villa
La storia di oggi è dedicata a Caterina Villa, ex allieva del Corso di sartoria teatrale e oggi sarta presso il Teatro alla Scala. Scopriamo insieme la sua storia.
Com’è nata la mia passione?
Mi chiamo Caterina, ho 36 anni, sono una sarta e una mamma. Il primo approccio con ago e filo nasce in casa, grazie alle mie nonne che mi hanno insegnato a cucire, rammendare e ricamare, fondamentalmente per intrattenermi. All’età di 14 anni ho ricevuto in regalo la mia prima macchina da cucire e ho iniziato a confezionarmi gli abiti per uscire con le amiche.
Vivevo a Como, ma ho deciso di trasferirmi a Milano nel 2003 per iscrivermi all'Università. Volevo che questa mia passione amatoriale diventasse il mio mestiere, così scelsi l'Istituto Europeo per il Design a indirizzo Moda, che ho frequentato per tre anni. Successivamente ho lavorato per qualche anno tempo nel mondo della moda, ma non mi era ancora del tutto chiaro se quel contesto potesse essere adatto alla mia personalità e al mio progetto di vita. Iniziai a guardarmi intorno e a cercare delle alternative che mi permettessero di approfondire la materia in altri ambiti.
Dal mondo della moda all’Accademia di Milano.
Onestamente, fino a quel momento mi ero occupata per lo più dei progetti e non della loro realizzazione; mi mancava moltissimo l'aspetto artigianale e manuale di questo mestiere. Ero sempre a contatto con i laboratori sartoriali, poiché mi occupavo di seguire la creazione di prototipi, ma non li realizzavo io in prima persona. Un giorno, era il 2008, un'amica mi parlò delle selezioni per accedere al Corso di sartoria teatrale dell’Accademia: leggendo il programma didattico, capii che poteva essere per me l'occasione giusta per ritrovare quel contatto diretto col mondo sartoriale made in Italy che tanto mi piaceva. E decisi subito di partecipare. Ricordo che mi presentai al colloquio con una camicetta cucita interamente da me: a quel tempo, poiché vivevo a Milano, non avevo con me la mia macchina da cucire e avevo realizzato l'intero capo a mano con stoffa, ago e filo.
Per la prova pratica, mi venne chiesto di realizzare l'orlo di un fazzoletto. Ero molto agitata quel giorno, ma poi venni ammessa!
Rispetto alla mia esperienza formativa precedente, posso dire che il valore aggiunto di questo corso è sicuramente dato dal fatto di poter avere un contatto diretto col contesto teatrale, con professionisti di altissimo livello, e di poter concludere il tutto con uno stage. Quest’ultima esperienza è stata fondamentale perché mi ha permesso di mettere subito in pratica quanto appreso durante l'anno. Io ebbi addirittura la fortuna di sostenere due stage, uno presso il Piccolo Teatro di Milano e l'altro presso il Teatro alla Scala: due realtà molto diverse, ma proprio per questo così importanti per la mia formazione professionale.
Il corso dà molta importanza a tutto ciò che concerne la vera artigianalità italiana nell'ambito sartoriale. Non esistono veri manuali che insegnano ad approfondire il cucito a mano, ma grazie a questo corso ho potuto veramente conoscerne ogni segreto. Sembra banale, ma per chi come me si sente più portato per il lavoro pratico piuttosto che per quello progettuale, è un elemento sostanziale.
Il sarto teatrale ha la possibilità di creare dei capi molto particolari, poiché ricchi di dettagli e mai uguali ai precedenti. La soddisfazione maggiore viene poi dal vederli indossati per un palcoscenico prestigioso come quello del Teatro alla Scala. Il sarto teatrale ha la possibilità di mettersi sempre in gioco su progetti diversi.
Non posso dimenticare l’emozione che ho provato quando sono stata chiamata a realizzare un abito di scena per una delle allieve del Corso di perfezionamento per cantanti lirici dell’Accademia. Un abito che l’allieva avrebbe dovuto indossare sul palcoscenico della Scala! Mi occupai non solo della confezione con le prove costume, ma anche della vestizione dietro le quinte durante le prove di scena. Devo dire che quella è stata un’occasione straordinaria perché ho vissuto veramente il Teatro dall’interno.
Con i colleghi della classe di sartoria, avevo seguito anche la realizzazione dei costumi per gli allievi della Scuola di Ballo per un loro spettacolo al Piccolo Teatro di Milano. Mettendo in pratica quanto imparato in laboratorio sulla realizzazione dei tutù e sulle riparazioni degli abiti di scena. Non potete immaginare che cosa significhi in termini di tempo e di impegno realizzare un tutù!
Il mio stage e le prime opportunità:
Una volta diplomata in Accademia ho fatto domanda per uno stage extra curriculare presso il Teatro Sociale di Como, mia città natale, un teatro molto attivo. Mi sono trovata molto bene e dopo lo stage sono stata ricontatta per qualche collaborazione. Nel frattempo, ho avuto occasione di lavorare per il Teatro Nazionale di Milano, dove mi sono immersa nel mondo dei musical. Un contesto molto bello, sicuramente diverso dall’opera lirica, che ha aggiunto altre competenze alla mia professionalità. Mi ha dato la possibilità di acquisire nuove metodologie di lavoro, che ho potuto poi inserire anche nel mio lavoro nel teatro d’opera. Successivamente ho lavorato per la tv e per il teatro di prosa, ho seguito alcune tournée sportive di ginnastica ritmica e artistica.
Otto anni al Teatro alla Scala:
Un giorno giunge l’inattesa, ma tanto agognata “chiamata”: una giornata di prova in Teatro alla Scala…beh, penso sia andata davvero bene visto ormai sono passati otto anni e lavoro ancora qui!
La mia sede di lavoro sono i Laboratori Ansaldo, un vero opificio in cui prendono corpo i vari allestimenti, dalle scene ai costumi. Ogni giorno è una sfida nuova. Abbiamo da poco terminato i costumi per una nuova produzione de Barbiere di Siviglia, ed ora ci dedichiamo ai costumi per Il turco in Italia, opera di Gioachino Rossini, e contemporaneamente a quelli per il Don Chisciotte, celebre balletto che tornerà in scena dal 29 al 31 ottobre al Teatro degli Arcimboldi, nella versione firmata da Rudolf Nureyev ripresa dal direttore del Corpo di Ballo, Manuel Legris.
Perché faccio questo lavoro?
Devo dire che il mio lavoro mi piace ancora molto, ogni giorno non so quello che esattamente mi aspetta e ogni progetto è sempre il primo per me. Penso che una nostra realizzazione si possa considerare una vera e propria opera d’arte e vederla indossata su un palco così importante, dove arrivano spettatori da tutto il mondo, è sempre una grande emozione.
Non potrei aver scelto mestiere migliore!
