
Alumni stories: Ginevra Formenti
La storia che vi raccontiamo oggi è quella di Ginevra Formenti, ventiduenne di Cremona che, una volta concluso il Corso di tecnologia del suono, ha deciso di proseguire il suo percorso accademico col nuovo Master executive in sponsoring e fundraising per arte e spettacolo.
Come nasce la tua passione per la musica e il teatro?
Ho scoperto il teatro grazie a mio padre che è un grande estimatore di musica classica e di opera lirica. Inizialmente, volevo studiare anch’io uno strumento e avevo scelto la chitarra, ma col passare del tempo mi sono resa conto che quello non era il mio strumento e ho provato a cambiare prendendo lezioni di pianoforte. Ho proseguito per tutto il liceo, ma una volta diplomata mi sono trovata completamente spaesata: non avevo idea di cosa volessi fare nella vita e in accordo coi miei genitori ho deciso di partire per un lungo viaggio tra l’Europa e l’Asia, per un anno. Ho visitato tanti luoghi meravigliosi, come la Thailandia, la Cina, il Giappone e l’Indonesia e, quando sono tornata in Italia, ho capito che il mio lavoro ideale avrebbe dovuto unire musica e viaggi, la musica al viaggiare.
Dopo un lungo viaggio intorno al mondo, sei approdata in Accademia; come mai hai preso questa decisione?
Appena rientrata ho ripreso lo studio sia della chitarra sia del pianoforte con un insegnante privato. Inoltre, ho iniziato a partecipare ad eventi e workshop dedicati all’industria musicale. Un giorno, in occasione della Settimana della Musica a Milano, ho seguito un incontro con alcuni professionisti della casa discografica RCA e mi mi sono appassionata molto all’idea di lavorare in uno studio di registrazione. Ho iniziato a cercare online quali corsi potessero formarmi al meglio per raggiungere questo nuovo obiettivo e ho trovato il Corso di tecnologia del suono dell’Accademia.
Che cosa ti ha portato a scegliere il Corso di tecnologia del suono dell’Accademia?
Ho letto il programma presente sul sito, ho partecipato a un open day per poter incontrare lo staff e sono rimasta molto colpita dall’ambiente e da quello che mi hanno detto. La mia motivazione era più importante della mia vera preparazione nel settore. Il corso prevede di formare da zero tutti i suoi allievi, attraverso un’intensa attività pratica sia in aula sia in studio di registrazione. Determinante, per la mia scelta, è stato il forte legame con il Teatro alla Scala, che si vive sia nel rapporto quotidiano con i suoi professionisti sia vivendone attivamente il backstage.
Quali sono stati i momenti decisivi del tuo percorso?
Fondamentali sicuramente sono state le lezioni di Massimo Faggioni, grazie alle quali ho potuto imparare l’utilizzo di Pro Tools, uno degli strumenti più usati per l'elaborazione e la produzione digitale di musica e la post-produzione di audio legato al video. Successivamente ho avuto la possibilità di sperimentare maggiormente questo potente strumento, durante lo stage che ho svolto presso lo studio di registrazione di Stefano Benini, professionista estremamente disponibile, e che si è rivelata un’occasione di crescita molto importante per me. Il suo studio è trasversale, si occupa di tutti i generi musicali, e questo mi ha permesso di lavorare con moltissimi artisti di diverse provenienze, dal cantante rap alla rock band. Inoltre, Stefano ama molto utilizzare l’analogico, ovvero ciò che si usava prima dell’avvento del digitale, ed è stato davvero interessante poter lavorare in questo modo, ripercorrendo in pratica la storia della tecnologia del suono. Per esempio, per ottenere il riverbero di una voce, una volta si utilizzava un macchinario apposito, “a molla”, che ricrea fisicamente un ritardo nella voce. Oggi questo non occorre più, perché lo fa il software a un costo decisamente inferiore.
Che cos’è successo dopo il diploma?
Mi sono diplomata nel mese di novembre del 2021 e subito dopo sono stata chiamata dall’Accademia, per affiancare Cinzia Guareschi – docente del Corso - nelle esercitazioni assegnate ai nuovi allievi. In pratica, il docente stabilisce una consegna, per esempio il mastering di un brano o l’allineamento dell’audio a un video, e i ragazzi hanno a disposizione l’aula attrezzata per lavorare in gruppo. In particolare, io li aiuto nell’utilizzo di Pro Tools e Logic. Passare dall’altra parte della cattedra non è facile: spero di riuscire a spiegare nel modo più corretto e chiaro possibile, ma soprattutto vorrei che i ragazzi si appassionassero a questo mestiere tanto quanto è successo a me.
Ti ritroviamo oggi allieva del Master executive in sponsoring e fundraising per arte e spettacolo. Che cosa ha determinato questa scelta?
Come avevo accennato, essendo mio padre appassionato di musica lirica, ha deciso di aprire un’associazione culturale che organizza dal 2014 un festival lirico, per il quale io lavoro come responsabile di palcoscenico. Ho scoperto il master tramite i social media dell’Accademia e ho deciso di intraprendere anche questa nuova strada, portando avanti parallelamente il lavoro di tecnico del suono. Il mio obiettivo è quello di poter ottenere maggiori fondi per tenere vivo il nostro festival e magari ampliarne la programmazione.
Pensi che il lavoro di tecnico del suono sia adatto più agli uomini che alle donne?
Effettivamente, nella mia classe era predominante la percentuale di ragazzi rispetto alle ragazze, ma non penso che sia giusto definire la tecnologia del suono un’attività prettamente maschile: certo è un mestiere faticoso, che richiede tanta concentrazione e anche tanto sforzo fisico - pensa a tutto il materiale che bisogna trasportare fisicamente durante un evento live! - però io non mi sono mai sentita in difficoltà né durante il corso né ora che svolgo questa professione. Lo consiglio sia a uomini sia a donne che amano la musica, il mondo degli eventi e degli spettacoli dal vivo e, soprattutto, che siano appassionati di tecnologia perché, come detto, attualmente la maggior parte del lavoro lo si svolge grazie a determinati software.

