Alumni stories: Tommaso Spadaccino

Published on April 5, 2022

Tommaso Spadaccino, da Cossato all’Opéra di Parigi.

Abbiamo intervistato per voi Tommaso Spadaccino, giovane ballerino italiano originario di Cossato, un piccolo paese in provincia di Biella. A pochi mesi dal suo Diploma alla Scuola di Ballo dell’Accademia, è stato chiamato all’Opéra di Parigi.

 

Caro Tommaso, è passato pochissimo tempo dal giorno del tuo Diploma e già ti ritroviamo in una prestigiosa realtà come quella dell’Opéra di Parigi. Ripercorriamo insieme i tuoi primi passi nel mondo della danza…

“Sono nato e cresciuto in un piccolo paese nel biellese che si chiama Cossato. Inizialmente volevo provare a studiare recitazione, ma abbandonai subito. Avevo 4 anni e, nello stesso edificio dove si tenevano le lezioni d’improvvisazione teatrale, c’era una piccola scuola di danza classica. Feci una prova e l’insegnante disse ai miei genitori che ero molto portato. Da quel giorno non ho mai smesso. All’età di 10 anni chiesi come regalo di compleanno di poter partecipare alle audizioni della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala di Milano e così partimmo tutti per inseguire il mio sogno. Fui ammesso al primo corso e la mia vita cambiò totalmente. Venni ospitato da una famiglia che viveva in città e tutti i giorni mi recavo la mattina a scuola e, nel pomeriggio, a lezione di danza. Il mio sogno era quello di diventare un vero ballerino professionista. So che può sembrare strano che un bambino così piccolo avesse le idee così chiare, ma posso dire che ero talmente appassionato che non ho mai pensato a un’alternativa. Il giorno delle audizioni eravamo più di 300 bambini, provenienti da tutto il mondo, e solo ventuno vennero ammessi al primo corso. Quando lessi il mio nome sull’elenco finale corsi dalla mamma, che mi aspettava fuori dalla sala, e piangemmo insieme.

 

Come hai vissuto il tuo primo anno in Accademia?

Non è stato facile all’inizio allontanarmi da casa, né per me né per la mia famiglia, essendo io figlio unico. Ero però deciso a voler crescere e sfruttare in toto quell’esperienza che il destino mi aveva permesso di vivere. L’Accademia ti aiuta a cambiare la tua forma mentale: potenzia l’ascolto di te stesso e ti prepara ad avere una costanza, una disciplina e un rigore fondamentale per affrontare al meglio il mondo del lavoro.

 

Quali sono stati i tuoi maestri in Accademia? E com’è cambiato oggi, che sei un professionista, il rapporto con gli insegnanti della compagnia e il maître de ballet?

“Ho cercato di cogliere, per ogni insegnate che ho avuto, nuovi stimoli e nuove tecniche (non so se si coglie una tecnica, ho un dubbio) per superare i miei limiti e ottenere il massimo della preparazione. In Accademia, ho studiato i primi due anni con la maestra Elisa Scala e con la maestra Loreta Alexandrescu, che purtroppo ci ha lasciato quest’anno. Successivamente ci hanno seguito i maestri Maurizio Vanadia e Jean Philippe Halnaut, con il quale mi sono diplomato a giugno 2021. Oggi che sono un professionista non noto moltissime differenze nel rapporto ballerino-insegnante, così come con il maître de ballet. Cambia l’approccio, oggi sono un professionista con delle basi importanti alle spalle, lavoriamo principalmente sul dettaglio. E ci si aspetta che sia io a chiedere qualora vi sia qualche difficoltà con un passo o un momento della coreografia.

 

Il tuo debutto in Teatro (se parli di qualsiasi teatro, minuscolo, se vuoi proprio dire la Scala lo inserirei per intero, perché arrivi da un altro argomento) qual è stato?

La prima volta che salii sul palco del Teatro alla Scala fu in occasione dei festeggiamenti per il bicentenario della Scuola di Ballo. Mettemmo in scena Il pas de deux del terzo atto della Bella addormentata di Čajkovskij con la coreografia di Marius Petipa, che vedeva come protagonisti principali Elena Bottaro e Jacopo Tissi. Un’emozione grandissima poter danzare in un luogo così ricco di storia e riconosciuto come uno dei teatri più importanti al mondo. L’evento si concluse con un Défilé ideato dal direttore, Frédéric Olivieri, sulla marcia del secondo atto del Tannhäuser di Wagner, che si è rivelato uno dei momenti più suggestivi della serata, poiché noi allievi fummo affiancati dalla presenza di étoile diplomatesi nella prestigiosa Scuola scaligera: Liliana Cosi, Oriella Dorella, Roberto Fascilla, Carla Fracci e Luciana Savignano.

 

Hai ballato anche nel programma “Danza con me” di Roberto Bolle. Come hai vissuto questa opportunità?

È stata un’esperienza che non dimenticherò mai. Già solo essere selezionati per partecipare alla coreografia è stato un grande onore. Abbiamo fatto molte prove in Accademia e poi abbiamo registrato il balletto negli studi Rai. Roberto Bolle è stato molto professionale e umano con noi, ci è stato vicino incoraggiandoci in ogni momento. Esibirsi in tv è molto diverso dal teatro. Nel primo caso ti trovi a provare tantissime volte finché l’esibizione non risulta perfetta…sul palcoscenico, invece, come sapete vige la regola del “buona la prima”: devi essere perfetto in quell’istante e quindi è fondamentale la preparazione che precede la performance.

 

Oggi sei a Parigi e stai preparando La Bayadère, che sarà in scena dal 5 aprile al 6 maggio all’Opéra National e all’Opéra Bastille. Com’è nata questa grande opportunità?

Mi sono diplomato in giugno, come raccontavo, e all’inizio di luglio ero già a Parigi per partecipare alle audizioni per Le Sacre du printemps, un balletto molto difficile, perché si è in scena per quaranta minuti consecutivi. Di solito le parti sono decisamente più brevi.

Gli anni precedenti sono stati molto complicati a causa del protrarsi della pandemia da Covid-19. Il settimo corso si è tenuto praticamente tutto online, a casa, e io, abituato da anni a vivere da solo - perché dopo qualche anno in casa-famiglia mi ero cercato un piccolo appartamento mi sono ritrovato in casa nel mio paesino d’origine. Lo stesso avvenne in parte per l’ottavo corso, ma fu ancora più stressante quando iniziai a cercare audizioni: la maggior parte si svolgevano online e spesso venivano annullate perché gli spettacoli non si concretizzavano o i teatri non riuscivano a riaprire. Quindi, quando provai questa audizione in presenza a Parigi ero davvero molto emozionato e speranzoso. Ero convinto che fosse il primo segnale di una ripresa per il mondo della danza e per fortuna così è stato. L’emozione fu la stessa della prima audizione in Accademia…gli esami non finiscono mai. Quel giorno feci la variazione nella sala dove tutt’oggi ballo quotidianamente? Ad accompagnarmi c’era mia madre, che è stata (se è ancora viva, metterei al presente) una presenza costante nella mia vita.

 

Com’è una tua giornata tipo adesso?

Vivo da solo in un piccolissimo appartamento vicino al teatro. Ogni mattina mi dirigo mi alleno in sala per allenarmi e fare le prove per lo spettacolo che stiamo preparando.  Lavoro sempre con persone diverse e questo è interessante perché mi permette di apprendere nuovi metodi. Lavoriamo insieme ai primi ballerini e questo mi consente di rubare i loro movimenti e dettagli.

 

Hai notato una differenza nel pubblico, (fra quello dell’Opéra e quello della Scala?) che viene ad assistere agli spettacoli all’Opéra e quello che vedevi in Scala?

In generale ti posso dire che qui a Parigi l’arte è concepita come un bene comune, al quale possono accedere in tanti. In Italia, ho l’impressione, invece, che il mondo del teatro e del balletto siano vissuti ancora come contesti elitari e quindi poco “sfruttabili” (sfruttabili o fruibili? Forse ha più senso la seconda in questa frase? Non so bene cosa intendesse dire…), e questo è un peccato perché la cultura e il mondo dell’arte in generale dovrebbe essere essenziale per la crescita di un popolo.

 

Ritieni che in Italia vi sia ancora un forte pregiudizio nei confronti dei bambini maschi che scelgono la danza classica piuttosto che il calcio o il basket?

Posso dire che io non ho mai avuto alcun problema in questo senso. I miei ex compagni di scuola hanno sempre compreso la mia scelta e non mi hanno mai preso in giro. Anzi, alcuni mi seguono e mi stimano.

 

Hai qualche idolo a cui ti ispiri?

Onestamente non ho dei veri e propri idoli. Mi ispiro e osservo tutto ciò che mi piace, che mi sembra bello o dal quale so che posso apprendere per potermi migliorare. Noi ballerini siamo sempre alla ricerca della perfezione, che ovviamente non arriva mai, ma ciò ci permette di stare in costante ascolto e osservazione. Essere curiosi, attenti e vogliosi di imparare è fondamentale per chi decide di fare questo mestiere.