Alumni stories: Martina Valentini

Published on September 20, 2021

Un sogno divenuto realtà.

Martina Valentini è una giovane ballerina romana che sta vivendo un grande sogno: a giugno si è diplomata a pieni voti presso la Scuola di Ballo dell’Accademia, e oggi, a soli 18 anni, è entrata a far parte del Corpo di ballo scaligero, dopo aver superato brillantemente le audizioni. In questa intervista ci racconta il suo percorso di formazione e la grande emozione di questo momento.

 

Le chiediamo subito quando è nato l’amore per la danza.

Sono nata e cresciuta a Roma. Non saprei dire esattamente il momento in cui ho iniziato a studiare danza classica e che cosa mi ha spinto. Ricordo solamente che la danza e la musica hanno sempre fatto parte della mia vita, fin da piccola. Col supporto della mia famiglia ho deciso di studiare seriamente, dapprima presso la scuola Armonia dell’arte e successivamente, alla Scuola di Danza del Balletto di Roma, dove sono rimasta fino all’età di 16 anni.

All’inizio pensavo di essere più portata per la danza moderno-contemporanea, ma man mano che approfondivo lo studio della danza classica ho capito che quella sarebbe stata la mia strada. Dopo cinque anni di studio, le mie insegnanti e la direttrice della scuola mi hanno consigliato di tentare la selezione per la Scuola di Ballo a Milano e così ho fatto.

Nel 2018 sono stata ammessa al 6° corso della Scuola di Ballo dell’Accademia.

 

Raccontaci il giorno dell’audizione.

Il giorno della prova di selezione la lezione era tenuta da Tatiana Nikonova: un incontro che mi ha cambiato la vita! Non fu un esame facilissimo, e quando vidi il mio nome fra gli ammessi non ci potevo credere anche perché fui l’unica del mio gruppo.

Devo molto alla signora Nikonova che è stata la mia docente in questi tre anni di Accademia: mi ha seguita in tutto il mio percorso, in ogni istante e mi ha fatto crescere tantissimo, insegnandomi la vera disciplina e spronandomi a volermi migliorare sempre di più. Mi ha fatto comprendere come la perfezione non esista, ma che col tempo si sviluppa l’autoconsapevolezza del proprio potenziale.

 

Com’è stato l’impatto con Milano e la nuova scuola?

Quando sono arrivata a Milano ero sola e non è stato facile all’inizio cominciare una nuova vita, in una nuova realtà dove non conoscevo nessuno. Era tutto diverso: il liceo coreutico, i compagni della Scuola di Ballo e la metodologia didattica. È stata dura, ma oggi posso dire che tutti i sacrifici sono stati ripagati: credo proprio di aver trovato una seconda grande famiglia qui a Milano.

 

Nel tuo percorso di formazione ricordi qualche momento particolare?

Non posso non ricordare quello con Carla Fracci, purtroppo scomparsa quest’anno, una ballerina eccezionale e un’insegnante molto generosa. L’ho incontrata diverse volte durante il mio percorso di studi a Roma; mi ha dato moltissimi consigli per sviluppare la mia espressività e la mia tecnica interpretativa.

 

Gli ultimi due anni, caratterizzati dall’incertezza data dall’emergenza sanitaria, non sono stati certo facili. Come hai vissuto questo periodo?

Effettivamente non è stato facile, anche perché il mio primo anno in Accademia, il 2018, è stato un anno ricco di emozioni e soddisfazioni professionali. Con altri allievi della Scuola ho potuto esibirmi nel ruolo della Fata dell’Inverno in Cenerentola, balletto firmato dal Direttore, Frédéric Olivieri, e nello Spettacolo istituzionale al Teatro Strehler. L’anno successivo ho danzato come solista nel “Valzer dei fiori” e nel “Valzer dei fiocchi di neve” ne Lo schiaccianoci, altro balletto ideato dal Maestro Olivieri.  Per questo spettacolo avevo studiato anche le parti della Regina dei Fiocchi di neve e della Fata Confetto. Nello stesso anno ho partecipato allo show televisivo “Danza con me”, di e con Roberto Bolle, e al Best FIFA Awards al Teatro alla Scala.

Nel 2020, invece, la sosta forzata a causa del Covid. Quando l’Accademia è stata costretta a chiudere, stavo preparando come solista una nuova coreografia firmata da Heinz Spoerli del Prometeo, ma lo spettacolo, purtroppo, è stato annullato.

La Scuola è rimasta chiusa per mesi e ci siamo allenati grazie alle lezioni online. È stato molto difficile studiare danza nel salotto di casa, senza il pianista in sala, senza il contatto diretto con l’insegnante e le compagne…quasi impossibile. A ripensarci mi vengono i brividi.

Dopo la pausa estiva, eravamo pieni di energia per la ripresa, ma in autunno la scuola ha dovuto nuovamente fermarsi. Insomma, una difficoltà dietro l’altra. Fortunatamente, in primavera la riapertura e non ci siamo più fermati, fino al diploma.

Ci siamo preparati nei Laboratori Ansaldo, uno spazio grandissimo e senza specchi. Sembra assurdo a dirsi, ma la mancanza degli specchi, che notoriamente sono fondamentali per un ballerino, mi ha aiutato a concentrarmi ancora di più sul mio corpo e su quello che stavo facendo. E anche in questo caso, la presenza della maestra Nikonova è stata sostanziale: ci ha spronato, sostenuto e ci ha dato la forza e l’energia per reagire e riprendere da dove avevamo interrotto.

 

Ci sono dei ballerini a cui ti ispiri?

Quando mi esibisco mi ispiro ad alcuni grandi ballerini che seguo fin da bambina, come Marianela Nuñez, che ritengo abbia un modo di danzare molto affascinante e coinvolgente. La sua espressività è stupenda. Quasi irraggiungibile, invece, la tecnica e la precisione di Svetlana Zakharova, ma che studio costantemente.

 

Hai dei modelli di riferimento al di fuori del tuo ambiente?

Fuori dal mondo della danza, il mio primo punto di riferimento è mia madre, la mia roccia e la prima persona che chiamo nei momenti sia di gioia sia di sconforto. Ho molte amiche, ma la mamma è sempre la mamma! In generale la mia famiglia ha sempre sostenuto la mia decisione di diventare una ballerina professionista. Tutto quello che ho ottenuto e che otterrò sento di doverlo a loro, che mi hanno sempre supportato psicologicamente ed economicamente da quando mi sono trasferita a Milano.

Il giorno del mio diploma ho visto mio padre piangere per la prima volta nella mia vita ed è stata un’emozione fortissima. Anch’io ero molto agitata, avevo paura di sbagliare tutto, ma ero anche molto preoccupata per il mio futuro.

 

Hai conseguito il diploma a giugno e poi?

Inizialmente pensavo che mi sarei riposata un po’ e invece non è andata proprio così.

Il diploma si è tenuto sabato 12 giugno e ci è stato subito chiesto di tornare in sala per prepararci per due importanti audizioni: per il Teatro alla Scala e per l’Opéra di Parigi. Ho studiato intensamente repertorio e tutte le variazioni.

Arriva finalmente il giorno delle audizioni per il Teatro e mi ritrovo con circa ottanta ballerini in fase di selezione. La giornata prevedeva una lezione. Superata questa prova, si accedeva a quella delle variazioni, ed io sono stata l’ultima a esibirmi del mio gruppo. Intanto l’ansia saliva sempre più. Pensavo fosse andata malissimo e invece…

In attesa del responso, il 2 luglio ero in partenza per Parigi dove si sarebbe svolta l’audizione per l’Opéra, ma mentre preparavo la valigia, mi arriva la grande notizia: un messaggio di un mio compagno con scritto “Complimenti!”. Ho iniziato a piangere e a urlare per tutta la casa. Non mi aspettavo di ottenere un contratto di lavoro appena uscita dalla Scuola. E lì è stata la seconda volta che ho visto piangere mio padre.

 

Il 23 agosto l’emozione più grande. Il mio primo giorno come ballerina del Teatro alla Scala. Il sogno si è avverato.

 

Foto: Bereket Bellini