
Alumni stories: Margherita Gnaccolini
Margherita Gnaccolini è una fotografa di origini veneziane, che ora vive a Milano. Si appassiona alla macchina fotografica a soli 10 anni grazie alla prima Kodak a batterie regalatale dal padre. Si laurea nel 2017 presso l’Università di Urbino in Informazione, Media e Pubblicità con 110 e lode. Fra il 2017 e il 2018 ha frequentato il Corso di fotografia e video di scena (oggi Corso di foto, video e new media) dell’Accademia.
Incontriamo Margherita in una pausa, durante il suo lavoro presso l’ufficio comunicazione del Museo del Novecento di Milano, dove sta svolgendo il Servizio Civile.
Com’è nato l’amore per la fotografia?
Ho amato la fotografia sin da bambina. I miei primi scatti erano tutti dal basso verso l’alto e tutti i ritratti avevano i doppi menti in bella vista! Però non me la cavavo male con le inquadrature. Sicuramente devo ringraziare mio padre che mi ha permesso di coltivare questa mia passione fin da piccola e mio fratello drammaturgo che mi ha sempre portato con sé in teatro.
E come si è sviluppato l’interesse per la fotografia e il video di spettacolo?
È stato un percorso naturale, devo dire. La musica è infatti un’altra mia grande passione, suono la chitarra e scrivo i testi per le canzoni che poi canto. Ho voluto sin da subito cercare di intrecciare musica e foto, portando la macchina fotografica sul palco per ritrarre i musicisti che incontravo lungo il mio percorso. E così ho iniziato a pensare che forse questo avrebbe potuto diventare un giorno il mio mestiere.
Una strada già segnata?
In realtà quando dovetti scegliere il percorso di scuola superiore optai per il liceo classico con una specializzazione in storia dell’arte. All’inizio sognavo di diventare una grande reporter.
Una volta diplomata decisi di andare ad Urbino per studiare comunicazione. L’ultimo anno, mentre seguivo i miei progetti extra scolastici di foto e video nei teatri di prosa locali o per gli eventi musicali, decisi di fare un piccolo workshop di due giorni a Milano tenuto dal docente Andrea Angeli che insegnava ed insegna tuttora in Accademia. Fu proprio lui a parlami del Corso annuale di fotografia e video di scena, che proponeva un programma teorico e soprattutto pratico che approfondiva sia il mondo della fotografia sia quello del video. Mi incuriosii, iniziai a documentarmi sul sito e partecipai a un Open Day. Poi non ebbi più dubbi: decisi di iscrivermi alle selezioni!
E com’è andata?
Al colloquio portai i miei scatti, ma non avendo mai veramente studiato la materia ero molto scettica …. dopo qualche giorno la telefonata che speravo di ricevere: mi chiamarono per dirmi che ero stata ritenuta idonea. Iniziava così la mia avventura.
Che cosa ricordi, in particolare, del periodo di studi in Accademia?
Si è trattato di un percorso di studi bellissimo ed intenso, durato un anno, che mi ha regalato davvero tanto. Ricordo la prima volta che ci portarono a visitare il Teatro…ero al Teatro alla Scala, uno dei più importanti teatri al mondo. Non potevo neppure credere che questo corso mi avrebbe permesso di incontrare grandi artisti internazionali e che avrei potuto fotografarli.
Quale insegnamento ritieni possa essere stato più utile per te?
Direi due cose fondamentalmente. In primo luogo un insegnamento pratico: fotografare in teatro significa diventare invisibili, muoversi con accortezza per evitare di disturbare gli artisti. Nessuno si deve accorgere della tua presenza. In secondo luogo, lo sguardo, la prospettiva, la capacità di saper fermare per sempre il gesto teatrale.
In questo senso fu bellissimo potersi confrontare con Rudy Amisano, fotografo del Teatro alla Scala, che mi prese letteralmente la macchina fotografica dalle mani e si mise a guardare tutti i miei scatti… ero molto insicura e anche molto gelosa di quelle immagini. Avevo la cattiva abitudine di realizzare mille scatti dello stesso soggetto. Lui mi fece capire quanto questo non avesse senso: “cerca di realizzare uno scatto corretto, è inutile farne mille, ma sbagliati”.
Hai memoria di qualche particolare emozione che hai vissuto?
Ricordo le esercitazioni pratiche con Laura Ferrari, che ci portava nel proscenio del Teatro alla Scala a fotografare la Filarmonica … fu incredibile per me, abituata ai piccoli teatri di provincia!
E poi non potrò mai dimenticare una data precisa. Eravamo ancora all’inizio del corso: il 7 dicembre del 2017. La Prima della Scala, il momento in cui Milano si ferma perché inizia la stagione del Suo teatro. Con i miei compagni di corso siamo stati chiamati a documentare la frenesia del Foyer, ad immortalare il pubblico che si accingeva ad assistere allo spettacolo. Un’emozione indescrivibile.
A ripensarci, le emozioni e i ricordi si affollano. Il corso mi ha permesso di vivere tante importanti esperienze.
Una per tutte, pochi giorni prima del diploma. E, ancora una volta, una Prima scaligera, nel 2018. In questo caso si trattava di un progetto molto articolato, inserito nell’ambito della Prima diffusa, manifestazione che ogni anno “diffonde” la prima della Scala nella città di Milano attraverso varie iniziative, incontri, concerti, mostre, guide all’ascolto. Andava in scena Attila di Giuseppe Verdi. Il progetto dell’Accademia, sotto la guida di Luca Scarzella, Anna Frigo ed Andrea Innocente, consisteva nella realizzazione al Castello Sforzesco di una video-installazione immersiva che doveva portare il pubblico alla scoperta del backstage dello spettacolo, cercando di creare curiosità, ma senza svelare troppo dell’allestimento. Ad essa si accompagnava anche una documentazione iconografica di grande impatto. Una bella sfida, che coinvolse anche allievi di altri corsi dell’Accademia, come i ragazzi di Tecnologia del suono. Per me ed altri compagni di corso fu l’inizio di altre collaborazioni con Luca Scarzella e il suo studio, una notevole opportunità.
Alla fine del 2018 il diploma dell’Accademia. E poi, che cosa è accaduto?
Si sono presentate altre grandi occasioni, sempre grazie all’Accademia.
Mi piace ricordare per esempio, nel 2019, l’allestimento di “Milano con gli occhi di Leonardo” una mostra fotografica ideata e realizzata da Fondazione Bracco e Accademia Teatro alla Scala per il 500° Anniversario dalla morte di Leonardo da Vinci. In quel caso si trattava di ritrovare i luoghi che Leonardo aveva visto e frequentato per individuarne i cambiamenti, l’evoluzione nel tempo, ma anche per cercare di intuire quali suggestioni alcuni edifici avessero potuto destare in lui. Una lettura interessante.
Una volta diplomata, ho ripreso l’Università per conseguire la laurea magistrale e ho richiesto uno stage extracurricolare presso l’Accademia nell’Ufficio Relazioni Esterne e Comunicazione. Avevo iniziato un percorso molto articolato, che si prospettava ricco di impegni, ma la pandemia ha inevitabilmente portato a un brusco arresto. Tuttavia, durante il lockdown siamo riusciti a produrre molto materiale da trasmettere in streaming con contenuti fruibili dal pubblico che ci seguiva da casa. Mi sono anche occupata del montaggio di alcuni video degli insegnanti della Scuola di Ballo destinati ai loro allievi.
In questo periodo così difficile non ti sei fermata. Ed hai compiuto una scelta significativa. Hai fatto domanda per svolgere il Servizio Civile Universale.
Eh, sì, volontaria in progetti di servizio civile. Ciò che abbiamo affrontato in questi mesi mi ha persuaso ancora di più della necessità di dedicare alcuni mesi della mia vita al servizio degli altri, della comunità, nella convinzione che, oltre alla promozione della pace e della nonviolenza, la tutela e la valorizzazione culturale siano fondanti per lo sviluppo di un paese. Ora lavoro presso l’ufficio comunicazione del Museo del Novecento di Milano, dove ho la possibilità di coniugare tutte le mie passioni realizzando foto e video per i canali social. Sto facendo tesoro di quello che ho appreso in Accademia.
Se dovessi dare un consiglio ai ragazzi che s’iscriveranno al corso, che cosa diresti loro?
Consiglio di riflettere bene sul proprio futuro e scegliere questo corso solo se spinti da forte motivazione e passione sia per il teatro sia per la fotografia. È un percorso di alto livello e per questo molto intenso, ma io ho vissuto ogni istante con totale pienezza e, se dovessi tornare indietro, lo rifarei mille volte!
