
Alumni stories: Andrea Masi
Andrea Masi, ex allievo del Corso di Special Make-up, nasce a Varese 33 anni fa.
Oggi lavora nel campo degli effetti speciali dividendosi fra cinema, teatro e televisione. Da tre anni collabora assiduamente con Netflix.
Andrea, la domanda iniziale è d’obbligo. Come nasce la passione per gli effetti speciali?
Nasce da bambino, come sempre accade. Il cinema ha influito non poco. E, soprattutto, la mia famiglia. Sono nato e cresciuto in una famiglia di artisti nonché assidui frequentatori di cinema e teatro. C’è chi disegna, chi dipinge, chi suona. Mia nonna era sarta, confezionava anche costumi per il teatro. Pertanto ho sempre respirato arte e cultura. Ho frequentato il liceo artistico. Appassionato di cinema, sono sempre stato affascinato dagli effetti speciali, dal trucco, dalla prostetica. Ho iniziato a sperimentare da solo, in prima persona, con la carta, la colla vinilica, le resine. Finito il liceo, ho cercato delle scuole che mi permettessero di diventare un professionista. Prima mi sono avvicinato al trucco beauty e al trucco teatrale. Quindi, volendo approfondire la conoscenza del mondo degli effetti speciali, ho cercato dei corsi specifici. Ho così trovato in rete il corso dell’Accademia, il cui docente principale è Roberto Mestroni, professionista di cui conoscevo bene l’autorevolezza e la carriera. E da lì è iniziato tutto.
Raccontaci della tua esperienza in Accademia
Ho frequentato l’edizione 2014-2015. È stata un’esperienza molto importante per la mia formazione e tanti sono stati gli insegnamenti ricevuti. Devo dire che ciò che mi è rimasto maggiormente impresso è l’attenzione che si deve avere per i singoli passaggi nel campo degli effetti speciali. Sono necessarie perizia e pazienza in ciascun passaggio. Si può amare di più un aspetto piuttosto che un altro, come la scultura o la colorazione, ma non bisogna lasciare nulla al caso.
Hai un ricordo particolare del tuo periodo in Accademia?
Ovviamente ho molti ricordi legati a diversi progetti, ma ciò che rammento con maggiore soddisfazione è il fatto che in Accademia avevo la possibilità di sbagliare. Se oggi, come professionista, commetto degli errori, ovviamente tutto risulta più complicato. In Accademia, invece, non solo potevo, ma volevo sbagliare. Nel senso che sapevo che avrei appreso di più dai mei sbagli. Ricordo proprio la bella sensazione che mi dava la possibilità di sbagliare perché c’era chi era pronto a correggermi e guidarmi sulla strada giusta.
E dopo?
E poi dopo l’Accademia ho cercato subito di darmi da fare, innanzitutto creando un mio portfolio. Ho iniziato ad usare i social, che sono un ottimo canale di comunicazione anche a livello professionale. Devo dire, infatti, che i contatti più importanti li ho avuti tramite social, Instagram in particolare.
Quando si deve mostrare il proprio lavoro, comunque, è sostanziale avere anche un portfolio cartaceo, con disegni a matita che evidenzino le doti di concept artist. Questo perché la componente manuale ed artigianale è la componente principale del nostro lavoro. In fondo, lavoriamo con plastilina, resine, gesso…
Continua … vogliamo conoscere ogni tuo passo…
All’inizio ho lavorato per delle piccole produzioni cinematografiche e televisive; quindi nell’ambito del trucco beauty, soprattutto con dei magazine; mi sono occupato anche di teatro d’opera e ho seguito delle produzioni nei teatri del Nord Italia. Nel 2017 ho lavorato agli effetti speciali del film Il primo Re di Matteo Rovere. Sono quindi entrato in contatto con Luca Guadagnino, produttore del film Born to Be Murdered diretto da Ferdinando Cito Filomarino (thriller con John David Washington, Alicia Vikander e Boyd Holbrook ndr). Un’esperienza che mi ha dato molte soddisfazioni perché mi sono occupato di tutti gli effetti speciali, truccando attori come Alicia Vikander o Boyd Holbrook. Con lo stesso Guadagnino, questa volta in qualità di regista, ho lavorato per We Are Who We Are, miniserie televisiva. Altra bellissima esperienza che ricordo con una certa emozione in quanto selezionata per concorrere alle nomination degli Emmy Awards. Anche se poi non è stata inclusa nella rosa definitiva, la soddisfazione è stata comunque molto grande.
In questi giorni sono ancora al fianco di Guadagnino per un nuovo progetto, ma non ne posso parlare!
E con Netflix?
Il primo lavoro è stato per la miniserie Curon, nel 2019, serie tv su temi del soprannaturale girata in Alto Adige a Curon Venosta (il Comune dove si trova il Lago di Resia, da cui fuoriesce un campanile, unica costruzione superstite del paese che ivi sorgeva prima della creazione di un bacino artificiale necessario alla produzione di energia elettrica per il territorio ndr).
Poi ho lavorato per un’altra serie che ha avuto un notevole successo, A Classic Horror Story di Roberto De Feo. In questa occasione ho potuto occuparmi di diverse cose, dal concept dei personaggi alle sculture fino all’art finishing. È stata un’esperienza veramente importante.
Quanto può incidere la tua creatività personale in progetti come questo?
In questo caso non ero capo degli effetti speciali, tuttavia, pur seguendo le indicazioni e le richieste del regista, ho potuto fare delle proposte. Ho attinto a piene mani al mio background, le mie conoscenze legate alla mitologia nordica. Ho studiato l’anatomia degli animali (necessaria per alcune situazioni della serie) e ho fatto delle ricerche. Mi sono ispirato molto a Tolkien, che è uno dei miei autori preferiti.
Quindi per te lavorare con Peter Jackson sarebbe un sogno?
Eh, sì, un grande sogno.
Cinema e teatro. Quali sono le differenze per il tuo lavoro?
Sono situazioni diverse e ciascuna ha il suo fascino e provoca emozioni diverse. Lavorare in teatro significa provare sensazioni e vivere esperienze sempre nuove perché si crea ogni sera una sinergia diversa. La magia è data dal fatto che ogni rappresentazione è unica e irripetibile. Non solo. Il tuo lavoro può cambiare perché puoi apportare delle modifiche. Cosa che non avviene al cinema dove devi ricreare sempre gli stessi effetti. Nel cinema puoi lavorare dal concept al lavoro finale e questo ti dà un altro genere di soddisfazioni. Puoi dedicarti alla tua creatività, giorno e notte. Hai tuttavia l’ansia di realizzare un lavoro in poche ore sapendo di non poter sbagliare perché altrimenti sono ore perse e per una produzione ciò è inconcepibile.
Che cosa ti piace di più del tuo lavoro?
Non posso certo dire tutto. Se da una parte amo l’aspetto creativo, la possibilità di elaborare il concept, il disegno, la scultura, la colorazione finale o l’hair punching, che peraltro è la mia specialità, dall’altra amo molto anche la responsabilità che mi viene assegnata. Quando ti affidano un lavoro come capo reparto non solo devi preoccuparti che altre persone ti seguano, ma devi anche essere sicuro che possano farlo con serenità, sentendosi a loro agio, liberi di esprimersi, dando così i risultati migliori.
Com’è il rapporto con gli artisti? Quanto è importante saper gestire l’aspetto personale?
Fondamentale. Sia con gli attori sia con le persone che lavorano con te in laboratorio l’aspetto personale forse viene prima di tutto. Una tecnica perfetta e competenze altissime non sono così necessarie se non sono affiancate da una buona capacità di gestione dei rapporti personali. Un clima sereno non può che portare a risultati eccellenti. Possedere anche buone doti persuasive è utile, poiché può capitare di dover aiutare un artista a entrare nel personaggio anche attraverso un trucco che magari inizialmente non ritiene adatto o in cui non riesce a ritrovarsi, discutere di cose che non vanno a genio. Questo è fondamentale.
Ti è successo qualcosa di questo tipo?
Mi è successo l’anno scorso. Per Yara, la serie televisiva con la regia di Marco Tullio Giordana. Lì ero Capo reparto per gli effetti speciali. In quel caso è stato realizzato un lavoro molto preciso sulla creazione del corpo. Alle persone che hanno lavorato con me e per me ho dovuto spiegare il concept in modo sempre molto delicato, visto il tema così difficile.
Da quello che dicevi prima sembra che sia molto forte la tua passione per il fantasy e, devo dire, per le fonti “classiche”.
Sì, assolutamente. Le mie fonti di ispirazione sono sicuramente Tolkien, ma anche Lovecraft. Pensa, ieri mi ha contattato un regista per un possibile progetto e abbiamo parlato tanto di letteratura, Lovecraft compreso. Partire da una discussione di carattere “letterario” ci ha consentito di individuare un’estetica di fondo per questo progetto. Anche un regista come Ingmar Bergman è una delle mie fonti d’ispirazione.
Ed Edgar Allan Poe?
Beh, è il padre della letteratura fantastica.
Devo dire che in generale la letteratura fantastica mi affascina molto perché permette di affrontare tutte le paure e le debolezze dell’essere umano. La creatura fantastica incute paura, terrore, perché rappresenta la malvagità, l’ingordigia, ed esteticamente viene presentata come un essere con squame, ali, un essere mostruoso che sputa fuoco. Tutto ciò, alla fine, per esorcizzare le nostre stesse paure, per liberarcene.
Che cosa consiglieresti a un ex allievo per iniziare la carriera? Un consiglio pratico e uno, invece, più generale, legato alle caratteristiche personali.
Parto da quest’ultimo. Si tratta di una cosa che, a dire il vero, non ho compreso subito: quando si affronta un colloquio, quando ci si vuole far conoscere, bisogna presentarsi senza avere paura di far capire di avere paura. Un gioco di parole per dire che l’umiltà è una dote fondamentale. Non ci si può presentare con la presunzione di essere in grado di fare tutto. Non funziona. È importante dimostrare di avere acquisito delle competenze, soprattutto dopo aver frequentato un’Accademia come quella del Teatro alla Scala, ma far comprendere anche che si è consapevoli di essere all’inizio di un percorso professionale. Con tanta voglia di imparare e di crescere.
Invece, a livello prettamente pratico, consiglio di fare qualche piccola protesi, fotografare tutto il procedimento fino all’applicazione definitiva. Anche qualcosa di piccolo, basta che sia fatto bene.
Dal punto di vista economico è un lavoro ben retribuito?
Ovviamente all’inizio non si può pensare di avere un riscontro economico particolarmente significativo. Bisogna continuare a studiare. E se hai tenacia, ti fai conoscere, il rientro economico arriva.
Grazie, Andrea e in bocca al lupo (basta che lo realizzi tu)!
