Alumni stories: Nahuel Annecchiarico

Published on August 9, 2022

La storia di oggi ci racconta di Nahuel Annecchiarico, giovane ex allievo del Corso di tecnologia del suono che abbiamo intercettato di ritorno dalla sfilata-evento di Valentino a Roma.

 

Nahuel, ci incuriosisce il tuo nome: parla realmente di origini lontane?

Sì, i miei genitori sono italo-argentini. Io sono nato a Varese, ma qualche anno fa ho vissuto per un periodo in Argentina. Poi sono rientrato in Italia, proprio per l’Accademia Teatro alla Scala, che ho frequentato nel 2018.

Se mi sento più italiano o argentino?

Dipende dalla squadra che gioca in campo! A parte tutto, non saprei dire…mi sento cittadino del mondo, ecco, e non so scegliere. E mi sembra che anche i miei genitori siano indecisi, spendono sei mesi qui e sei mesi in Argentina.

Devo ammettere però che qui in Italia il settore artistico fa più fatica; forse, da questo punto di vista, alla fine sceglierei l’Argentina come Paese d’elezione.

 

Cosa ti ha spinto a scegliere l’Accademia da oltre oceano?

Ho un’amica che è ballerina alla Scala: il passaparola è stato fondamentale.

Mi sono comunque informato su diverse realtà, prima di scegliere, ma l’Accademia possiede due caratteristiche imbattibili: il prestigio del nome, che assicura qualità, e la quantità di ore dedicate alla pratica in questo corso specifico.

 

Ma ti sei concentrato direttamente sulla tecnologia del suono o hai valutato anche altre proposte?

Sono andato a colpo sicuro sul Corso di tecnologia del suono, perché ho lavorato 10 anni per Alpitour come tecnico di palcoscenico. È un mondo che mi ha incuriosito fin da piccolo, ma nonostante vi operassi da tempo ho capito, ad un certo punto, che non possedevo abbastanza conoscenze e che avrei potuto imparare molto di più. Mi serviva una formazione di alto livello.

 

Questo tuo amore per il settore audio e il mondo dello spettacolo è personale o viene dalla tua famiglia?

I miei genitori non operano nel settore dello spettacolo, però mi hanno sempre insegnato ad amarlo e mi hanno dato la possibilità di frequentarlo tutte le volte che ne sentivo il desiderio. Il teatro mi regala emozioni fortissime, ogni volta che assisto a uno spettacolo, e farne in qualche modo parte – contribuire alla riuscita di una messa in scena o di un evento è qualcosa che mi fa vibrare.

 

Che tipo di allievo sei?

Un allievo ingordo, insaziabile! Non ne ho mai abbastanza di imparare e al termine del corso l’avrei rifatto da capo, se avessi potuto.

Ho apprezzato molto soprattutto le lezioni di Walter Lori e Stefano Barzan, professionisti che fanno la differenza e trasmettono autentica passione. Avrei speso ore e ore con loro senza mai stancarmi, a osservarli per capire le loro scelte. Sono quel tipo di docente che lascia un’impronta

 

La tua è una professione con una discreta dimensione decisionale…

Sì, si possono operare diverse scelte che poi determinano la resa finale. Non è detto che siano per forza corrette o sbagliate, ma certamente il tecnico del suono è chiamato a decidere quale strada intraprendere per ottenere l’effetto voluto. Siamo dei traduttori, mettiamo in pratica secondo la nostra sensibilità le intenzioni di altri; c’è una certa artisticità in questo.

Di conseguenza, non si finisce mai di imparare.

Quando uno smette di assimilare e assorbire, nel mondo artistico, poi diventa un automa. Bisogna continuare ad assorbire, sempre, così il ventaglio di scelte possibili aumenta e si è più pronti.

È con questo spirito che ho affrontato anche il mio ultimo impegno: dal 1 al 9 luglio ho lavorato come tecnico audio per la sfilata di haute couture di Valentino in Piazza di Spagna. Ho affiancato Labirinth, l’artista scelto appositamente per dare voce all’evento.

 

Per tornare al corso, c’è un’esperienza in particolare che ti ha entusiasmato?

Non potrò mai dimenticare il laboratorio con Westkemper, dedicato alla spazializzazione sonora. Mi ha aperto un mondo che mi era totalmente sconosciuto e che ora non smetto mai di studiare. A me piace comunque affrontare qualsiasi aspetto della materia e ho trovato tutto interessante, dalla programmazione MIDI alle lezioni di educazione all’ascolto con Diego Maggi.

 

Il nostro è un ambiente che prevede sempre il lavoro di squadra: ti muovi bene in team?

Lavorare in gruppo per me è facile, direi naturale -  mi ci hanno abituato i miei genitori fin da piccolo. Io comunque amo molto stare in mezzo alla gente e preferisco di gran lunga lavorare in gruppo che da solo. In Alpitour, per esempio, ero sempre solo e certo potevo sperimentare molto su di me, ma manca il confronto con gli altri, quello stimolo continuo che porta sempre a migliorarsi.

 

Ti piace studiare, stai bene in compagnia... e poi, che tipo è Nahuel?

Sono una persona curiosa: se posso chiedere chiedo, non mi tiro mai indietro e non sto fermo. Cerco sempre di guardare la stessa cosa da più angolazioni…forse troppe! E sono decisamente un sognatore…

Mi piace viaggiare per conoscere altri mondi, muovermi sempre per cogliere ispirazioni nuove.

 

Come curi la tua formazione, adesso che è terminato il corso?

Trovo molte risorse interessanti in internet, fra podcast e video youtube, come quelli di Francesco Bonalume, per esempio. Cerco professionisti che abbiano voglia loro per primi di continuare a studiare e di condividere con gli altri le proprie conoscenze, per me la combinazione migliore. E poi ciò che mi aiuta maggiormente ad avanzare è sbagliare ed essere corretto, mettere mano su macchinari importanti, accanto a professionisti di livello, e sperimentare.

 

Sei appena stato a Roma e ora ti trovi sul lago di Iseo. Cosa c’è in agenda per i prossimi mesi?

Numerosi eventi privati da qui a fine settembre. Devo dire che è particolarmente fitta di impegni, quest’anno. Finalmente, dopo due anni difficili, tutto torna a girare!