
Alumni stories: Sara Troiani
La rubrica dedicata alle storie degli Alumni incrocia oggi l’esperienza di Sara Troiani, ex allieva della prima edizione del Master in Performing Arts Managment.
Sara, la tua è una storia di formazione continua: raccontaci il tuo percorso accademico.
Ho 33 anni, sono nata a Verona e dopo il diploma acquisito al Liceo europeo della mia città ho frequentato Lettere antiche a Trento, per cinque anni. Fin da bambina mi sono appassionata al teatro e all’arte scenica, frequentando anche qualche corso scolastico. A Trento ho intrapreso un percorso con una scuola più professionale, con approfondimenti nel campo della regia e della recitazione. Ho partecipato anche alle produzioni della compagnia che gestiva i corsi.
Le mie tesi di Laurea hanno riguardato il teatro antico: la prima verteva sulla messa in scena del coro greco e la seconda sulla performance di alcuni generi lirici. Al termine, avevo già in mente di investire nel Master dell’Accademia, che avevo già notato proprio in virtù di questa mia innata passione per il mondo del palcoscenico. Nel frattempo, mi sono occupata anche di qualche regia indipendente e mi sono trovata meglio in questa veste che come attrice.
Del master cosa ti ha incuriosito? Quali sono i suoi veri punti di forza, a tuo avviso?
Ho sostenuto la prima edizione in partnership con POLIMI, nel 2016, che coincideva quindi con una fase di revisione del progetto didattico. Mi ha colpito la durata del master, un vero punto a favore: un anno e mezzo con sei mesi intensivi di lezione. Nel corso di questi sei mesi, alcuni docenti proponevano progetti specifici, di breve durata ma altamente specializzanti e ricchi di informazioni che poi noi, attraverso il lavoro di gruppo e lo studio personale, potevamo ampliare e approfondire.
Queste ore, oltre al resto, hanno costituito una vera e propria guida al tirocinio, momento estremamente fondamentale per chi frequenta il Master e si affaccia all’attività professionale. Poter testare i vari campi di azione, e non arrivare “a caso” nell’ente ospitante, è stato un assaggio importante, un plus che non tutte le altre realtà offrono.
Inoltre, i docenti del Master sono professionisti che operano nel settore, così lo studio è costantemente aggiornato in virtù della loro attività pratica concreta e non resta solo teoria.
Infine, posso dire che si è creata una bella sinergia e ho sviluppato un forte senso di team building con tutti i partecipanti; i momenti quotidiani mi fanno sorridere ancora oggi. Con alcuni compagni sono ancora molto in contatto, con una persona in modo particolare perché vive a Verona, ma anche con alcuni insegnanti, che fra l’altro ho ritrovato anche in università a Trento. Si sono creati dei legami duraturi, il network offerto dal Master è molto forte e permette la nascita di svariate opportunità di collaborazione.
Abbiamo detto “tirocinio”; dove hai sostenuto il tuo?
Ho lavorato in produzione, l’ambito che preferivo in assoluto, al Piccolo Teatro di Milano, vivendo così sia la produzione degli spettacoli di prosa sia la gestione degli eventi collaterali.
In particolare, in quel periodo ho lavorato all’Opera da tre soldi di Brecht e quell’occasione mi ha fatto toccare anche le mansioni dell’ufficio educational, che mi ha affascinato. Al termine ho sostenuto un dottorato a Trento, sempre in lettere classiche, che incrociava quanto studiato al Master dell’Accademia: ho infatti approfondito la vita e la produzione di Ettore Romagnoli, il classicista che ha fondato il Festival di teatro classico di Siracusa. Ho messo tutte le conoscenze a servizio della tesi e nel frattempo collaboravo, come assistente produzione e assistente regia, con una compagnia teatrale che ora è un centro di produzione riconosciuto del FUS. Il regista mi ha portata anche come assistente a Genova, per una produzione del 2019. Il tirocinio del Master mi ha fornito proprio ogni mezzo, intellettuale e pratico, per gestire questo tipo di impegno.
A chi consiglieresti il Master?
Lo consiglierei sia ad artisti in senso stretto, che magari vogliono tentare una carriera differente oppure autogestirsi e promuoversi, ma anche a chi è in dubbio sul proprio futuro, in bilico fra ambito organizzativo, artistico e divulgativo. Sicuramente, questo programma fornisce una serie di conoscenze che si possono sfruttare nei modi più impensati e a lungo termine.
Fra i miei ex colleghi c’è il libero professionista, c’è chi lavora in istituzioni importanti, chi in realtà più di nicchia ma di grande tradizione, chi ha cambiato completamente settore ma applica quotidianamente quanto appreso... La platea può essere davvero ampia, l’unico punto comune deve essere la passione – necessaria per sostenere questo progetto.
Com’è la tua vita oggi?
Ora sono ricercatrice a Coimbra – una città estremamente viva dal punto di vista accademico e culturale - dove sto sviluppando un progetto di database per raccogliere le produzioni di teatro antico del Portogallo.
La vita da ricercatrice è varia: è fatta di studio e di lezioni donate agli altri, di organizzazione di conferenze e di eventi e in questo ambito metto in atto tutto quello che ho appreso in Accademia. È necessario certamente avere voglia di spartire con gli altri il proprio sapere e organizzare momenti di scambio culturale.
Il master può essere speso davvero in ogni modo.
Qualche progetto per il futuro?
In primis devo terminare questo post dottorato, portare avanti il mio database perché possa essere sfruttato appieno, in dialogo con altri database già esistenti.
Vorrei rimanere in ambito accademico e puntare sull’educazione al teatro, portando questa sensibilità in maniera più capillare nelle università, così da riunire le mie due anime.
