
Alumni stories: Jeong Un Kim
Oggi incontriamo Jeong Un Kim, nostra ex allieva del Corso per maestri collaboratori oggi in forze al Teatro Regio di Torino.
Chi è Jeong Un Kim?
Sono nata in Corea del Sud 42 anni fa e, fin da piccola, ho amato cantare e ascoltare la musica classica. Mia mamma è sempre stata una grande appassionata d’opera, ma non aveva mai potuto studiarla da ragazza. Un giorno la mia vicina di casa comprò un pianoforte e iniziò a prendere lezioni. Avrei voluto averlo anch’io, ma i miei genitori non potevano permetterselo. Vennero a sapere che nel nostro quartiere viveva una signora che ne possedeva uno, ma che non lo usava quasi mai, così le chiesero se potessi prendere lezioni a casa sua. Fu molto gentile e mi permise di utilizzarlo. Da quel giorno il mio sogno è iniziato…avevo 5 anni.
Non è stato facile. La mia famiglia è sempre stata contraria alla carriera da musicista, poiché non la ritenevano abbastanza remunerativa, ma io non ho mai mollato. Scelsi di frequentare il liceo musicale; tutti cercarono di farmi cambiare idea, fino a quando non si resero conto che ero determinata a proseguire. Una volta diplomata entrai all’Università Nazionale della mia città per specializzarmi in pianoforte; si trattava di un’istituzione pubblica e quindi poco costosa e in più riuscii a ottenere una borsa di studio che mi permise di laurearmi con tranquillità, senza dover pesare sulle spalle della mia famiglia che aveva altri due figli a cui pensare.
Come nasce questa passione per l’accompagnamento?
Quando ho iniziato a suonare il pianoforte con maggior sicurezza, amavo accompagnare il canto – quello della mia famiglia, quello del coro della chiesa, di cui facevo parte anche io, inizialmente, e quello delle scuole, dalle medie fino al liceo.
Cosa ti ha portato a lasciare il tuo paese natio per trasferirti in Italia?
Inizialmente la mia idea era quella di andare in Germania, ma accade che una sera, mentre ero al secondo anno di università, un mio professore mi chiese di poter accompagnare in teatro la messa in scena del Rigoletto. Fu la prima volta in vita mia che mi trovai a lavorare su un’opera e…nacque un grande amore. Decisi quindi che la mia nuova tappa sarebbe stata l’Italia, la patria della lirica, e partii per Milano.
Parli davvero bene italiano, come l’hai imparato?
Appena arrivata in Italia, presi casa a Milano. Ho studiato cinque mesi in una scuola di lingua, ma non è stato facile. Soprattutto perché noi coreani tendiamo sempre a far gruppo in una città straniera e questo non mi ha aiutato a imparare velocemente. Mi sono poi sforzata di viaggiare molto, girare anche da sola per poter apprendere al meglio la vostra lingua. che è completamente diversa dalla nostra. Posso dire che il livello di pronuncia che senti oggi l’ho acquisito dopo tre anni che ero qui. Inoltre, una volta entrata in Accademia avevo sia lezioni di tedesco sia d’italiano, essendo straniera.
Com’è proseguito il tuo percorso di studi a Milano?
Dal 2003 al 2006 ho frequentato il Conservatorio di Milano e nel 2007 sono finalmente entrata in Accademia per seguire il Corso per maestri collaboratori. Contemporaneamente ho continuato a studiare musica vocale da camera al Conservatorio.
Che ruolo ha il maestro collaboratore all’interno del Teatro d’opera?
Un maestro collaboratore prepara al meglio in cantanti per la messa in scena, ma non basta saper solo suonare, bisogna saper dirigere, battere il tempo, suggerire le parole, accennare, dare i segnali giusti…È fondamentale saper comunicare con l’artista. Puoi essere un pianista perfetto e molto preciso, ma se non sei in grado di accennare o suggerire correttamente, o peggio ancora sei poco empatico con la persona che ti trovi di fronte, a mio parere non puoi essere un bravo maestro collaboratore. Fondamentale anche l’intesa col direttore, saper interpretare i suoi gesti, i suoi tempi per poter lavorare al meglio con i cantanti. Il maestro collaboratore di palcoscenico, invece, oltre alle caratteristiche che ho appena citato, a parer mio dovrà creare un buon rapporto d’intesa anche con tutti i macchinisti e addetti all’allestimento del palco. In generale posso dire che se ti limiti semplicemente a suonare, stai svolgendo solo metà del tuo lavoro. L’Accademia mi ha fornito ogni nozione utile affinché io potessi svolgere questa professione ad alti livelli: abbiamo infatti avuto lezioni di tecnica del maestro suggeritore, del pianista di sala, di direzione della banda di palcoscenico, per dirne solo alcune. Ovunque io vada non faccio altro che promuovere l’Accademia a chi vuole imparare davvero come essere un maestro collaboratore di livello.
Oggi ti ritroviamo a Torino come maestro collaboratore del Teatro Regio: a cosa state lavorando in questo momento?
Ero convinta che dopo il diploma sarei tornata in Corea del Sud, ma la storia è andata diversamente. Ho iniziato subito a collaborare come maestro ripetitore per il Corso per cantanti lirici dell’Accademia e successivamente sono stata al Teatro di Sassari, al Teatro di Erl, in Austria, e al Teatro alla Scala. Nel 2014 seppi che il Teatro Regio di Torino avrebbe indetto un concorso per l’assunzione di un maestro collaboratore, decisi di partecipare ed eccomi qui. Oggi sto lavorando come pianista suggeritore per la Norma di Vincenzo Bellini, che andrà in scena sabato 12 marzo. A Torino mi trovo benissimo, anche perché si mangia molto bene!
E i tuoi genitori adesso che dicono della tua carriera? Sono felici che non hai dato retta ai loro consigli?
Mia mamma era molto preoccupata quando sono partita per l’Italia, mi chiedeva sempre quando sarei tornata. Invece poi mi ha stupita completamente: all’età di 54 anni si è iscritta all’università per studiare musica e canto! Il giorno della sua laurea l’ho accompagnata io al pianoforte: l’emozione più grande della mia vita.
