
Alumni stories: Elena Parvanova
Fra i molti corsi dell’Accademia, certamente quello per parruccaio è fra quelli che più incuriosiscono perché meno noto.
La storia di oggi ci porta a scoprire quel mondo, grazie alla storia dell’ex allieva Elena Parvanova.
Elena, mi incuriosisce il tuo cognome e vorrei approfondire le tue origini. Ci vuoi raccontare dove sei nata e in quale contesto familiare sei cresciuta, soprattutto in riferimento alle arti e ai mestieri dello spettacolo?
Sono nata in Bulgaria, a Lovech, nel 1984. La mia famiglia è di origini bulgare; i miei genitori sono entrambi laureati in economia e hanno fatto di tutto perché io lavorassi nello stesso ambito. Invece, io ho scelto un’altra strada – quella dell’arte che mi è sempre stata a cuore, e vi ho messo tutta me stessa. Ognuno di noi ha il proprio destino da perseguire.
La mia passione per i capelli nasce proprio da me; nella mia famiglia ci sono dei sarti per hobby, sia da parte di mia mamma sia da quella di mio papà, ma non ci sono altri make-up artist o parruccai. Quando ero giovane, parlo degli anni del liceo, acconciavo spesso i capelli delle mie amiche… era un gioco.
Ironia della sorte, quando mi sono iscritta all’università - a Padova -, mia nonna mi disse: “Elena, studia così non diventi una parrucchiera”.
A quel tempo non ho prestato troppa attenzione a questa frase, perché non avevo intenzione di diventare parrucchiera, lo facevo per divertimento. In quegli anni, infatti, il mio sogno era di studiare design industriale, cosa che poi non ho fatto. Durante gli anni di studio volevo lavorare part- time, come le mie amiche, e mi venne in mente di lavorare in un salone di acconciature come apprendista. Ho fatto domanda in molti posti, ma nessuno era interessato. Tutti mi chiedevano cosa stessi studiando e la mia risposta era: statistica e gestione delle imprese. Ai tempi non capivo l’importanza di questa domanda e perché il mio studiare statistica mi sbarrasse sistematicamente la strada. L’ho capito poi, quando sono entrata nel settore. Apprendista non vuol dire solo “sto imparando e sto aiutando”, ma significa apprendere un mestiere artigianale dalla A alla Z dedicandovisi totalmente.
Non mi sono comunque persa d’animo e in qualche modo riuscii a ritagliarmi un lavoretto nello stesso ambiente diventando modella per acconciature: prestavo la mia testa ai grandi maestri italiani e internazionali che insegnavano le nuove tecniche ai parrucchieri locali.
Ma cosa, esattamente, ha trasformato quel gioco di liceale in una vera passione?
Ero in Veneto, nel backstage dei Vidal Sassoon, affollato come sempre da professionisti di livello mondiale che stavano preparando una sfilata. Mi stavano colorando i capelli, poi dovevano sciacquare il colore. La persona addetta a questo non era molto esperta e faceva fatica; è arrivato in suo soccorso il direttore stylist che ha iniziato a lavarmi la testa mentre spiegava con calma a quella persona in difficoltà cosa dovesse fare – e in che modo. In quel momento ho pensato che avrei voluto diventare come lui, il direttore stylist, una persona interamente dedicata al suo lavoro, esercitato con amore e passione.
Come hai conosciuto l’Accademia e come hai scoperto il suo corso per parruccaio?
L’Accademia ovviamente mi era nota; chi non conosce l’Accademia Teatro alla Scala?!
Uno dei miei obbiettivi era quello di entrare nel settore dello spettacolo, che fosse teatro o cinema – anche se prediligevo il secondo. Diventare wig maker è un obbiettivo che inseguivo da tanti anni, quindi, ma avevo scelto di approfondire al massimo il mestiere di parrucchiera prima, per poi proseguire con quello di parruccaia. Così, è stato solo nel 2015 che provai a entrare nel settore del wig-making, andando a Londra. Avevo già pensato all’Accademia scaligera, ma prima di allora non offriva questo tipo di corso. Mi sono messa a cercare quindi un corso per parruccaio, ma si tratta davvero di una nicchia di mercato. Quando trovavo un percorso interessante, si poneva a ostacolo il costo di frequenza, che abbinato a quello della vita nella capitale britannica rendeva il tutto davvero insostenibile.
Ho iniziato quindi a lavorare in un salone, per la precisione in uno di proprietà di un giapponese. Appassionata da sempre della loro cultura e della loro cura del dettaglio, ho vissuto un’esperienza meravigliosa, perché ne è nato uno scambio di tecniche. Ho appreso quanto mi mancava del taglio, ma a mia volta ho potuto trasmettere quello che sapevo di colorazione.
Nel 2016 sono tornata in Bulgaria per aprire una mia attività, per poi proseguire con il mio sogno del wig-making e lavorare nel settore del cinema e del teatro. Come ho già detto, questo percorso è lungo e deve necessariamente essere supportato da una buona dose di passione. Non si può avere troppa fretta, perché c’è tanto da imparare.
Nel 2019 ero pronta ad avanzare nel mio progetto e sono tornata a visitare il sito dell’Accademia, scoprendo con immensa felicità il Corso per parruccaio.
Che cosa hai provato il giorno della selezione?
Ero molto agitata, perché tenevo tanto a lasciare una buona impressione. Sinceramente non avevo paura di essere o non essere selezionata, perché avevo fortunatamente altri assi nella manica, ma in ogni caso ero all’Accademia Teatro alla Scala - solo il nome dice tutto!
Qual è la lezione “di vita che in assoluto ti porti dietro, nello svolgere il tuo lavoro?
Ce ne sono diverse.
Mai dire mai, mai rinunciare a qualunque cosa tu creda sia giusto conquistare. Imparare dall’esperienza dei migliori – cosa che tengo sempre presente, perché sono loro a insegnarci la vita e il mestiere. Tenere in considerazione l’opinione altrui, per sapere come va il mondo. Non aver paura di chiedere: chiedere è la chiave per il sapere, anche quando la domanda sembra banale. E ascoltare, ascoltare…
La cosa più importante, comunque, è credere in se stessi, certi che ci sia una soluzione per ogni problema.
Le lezioni di vita, comunque, si apprendono per tutta la vita, non finiscono mai!
Quale modulo del corso ti ha ispirato maggiormente?
La parte pratica, ovviamente, quindi il modulo di Tecniche di costruzione con Federica Domestici, insegnante che mi ha davvero illuminata per metodo, approccio e in generale per la persona che è.
Alla fine, preferisci dedicarti alla colorazione dei capelli o a creare parrucche? Raccontaci qualche aspetto nascosto di entrambe le professioni, qualche curiosità che “non si vede” dall’esterno.
Nel mio settore mi si presenta spesso questa domanda. Esistono diverse scuole di pensiero che separano le due cose. A me sembra invece tutto collegato e dipendente. Come fai a ottenere un colore perfetto se non hai il taglio perfetto? Uno chiama l’altro. Mi piacciono entrambi in modo diverso e non posso vivere senza uno o senza l’altro. E ugualmente, come puoi costruire bene una parrucca se poi non la sai acconciare? Certo, in qualche modo si può fare, ma al termine non potrai dirti un artista, sarai solo un manovale. Vale la pena fare tutti questi sacrifici per essere nu semplice manovale, un mero esecutore? Senza togliere nulla a nessuno, io non sono il tipo di persona che potrebbe accontentarsi di questo.
Se non ci fosse stato un limite di età, in Accademia avrei seguito subito anche il Corso per hair e make-up artist, che mi avrebbe dato un approccio molto diverso da quello acquisito in salone!
Ho letto nel tuo sito che lavori in co-working. Con chi dividi lo spazio e come vivi questa esperienza?
Il co-working è in Bulgaria, a Sofia dove ho affittato uno spazio con un altro parrucchiere. Penso che questa sia la strada del futuro.
Dal 2016 al 2019, anni in cui ho vissuto a Sofia, sono riuscita a creare e fidelizzare la mia clientela. Lavoro a Sofia una volta ogni due mesi per circa una settimana.
E poi lavoro a Ballabio, sul lago di Como, posto che ho scoperto grazie al mio compagno che è originario proprio di lì. Per me questo rappresenta una fuga dalla grande città. Ho lavorato a Roma per anni, a Londra, a Sofia appunto… sempre posti caotici, stressanti, che non offrono quella qualità di vita che io cerco. Questo posto invece mi ha affascinato fin da subito; adoro l’aria che vi si respira oltre agli aspetti culturali e artigianali. Sentivo proprio che era il mio posto.
Il tuo sito si chiama Elena Felice, che è il tuo progetto. Come nasce?
Felice è il nome del mio compagno, la persona che mi supporta sempre e mi appoggia in qualsiasi idea; allo stesso tempo, felice è anche un aggettivo che mi rappresenta molto bene e sintetizza ciò che provo quando mi occupo di capelli.
Elena Felice non è un semplice parruccaio, ma qualcosa che la gente non si aspetta, un’attenzione nuova al capello. Offro per esempio tessuti di seta, ideali per prendersi cura al meglio di parrucche e capelli.
Ci puoi raccontare brevemente la filiera del capello? Come avviene la scelta? Cosa rende un capello adatto o meno alle parrucche?
Acquisto i materiali che lavoro in Italia, Inghilterra e Germania. Dipende ovviamente dalla disponibilità del prodotto che utilizzo, ma mi piace avere massima scelta e possibilità di innovazione. Nel mio sito ho specificato che utilizzo “capelli europei” perché dietro questo business dei capelli c’è tanta illegalità, soprattutto proprio quando la provenienza non è europea. Io dunque acquisto i capelli in Europa, soggetti a normative europee; ma possono essere capelli di asiatici, per esempio.
Ogni capello naturale può essere adatto a una parrucca, dipende della persona che la indossa dal suo obiettivo finale. Se parliamo del mondo civile, è quindi più corretto chiedere “questo capello è adatto alla persona che lo indosserà?”. Nel cinema e nel teatro dipende invece dalle richieste del costumista.
Quali hobby hai oltre alla tua professione: chi è Elena quando non si occupa di capelli?
Mi piace il cinema fantasy; il mio regista e produttore preferito èTim Burton. Mi piace poi la natura in generale, adoro la sua bellezza e creatività: è la migliore artista dell’universo. Quindi mi piace fotografarla, come amo fotografare tutto ciò che ci circonda, cogliere quell’attimo che poi rimane per sempre.
Ultimamente faccio sport nei boschi della Valsassina, cosa che mi dà tanta carica ed energia per tutto il giorno. Leggo in italiano e in inglese, ma ho smesso di farlo in bulgaro, purtroppo. Dovrei riprendere in effetti anche la lettura nella mia lingua madre, ma preferisco l’italiano perché sembra davvero una melodia.
E poi mi piace andare alla ricerca di posti nuovi e conoscere mondi e culture diverse.
Come hai trascorso i mesi di pandemia, a cosa ti sei dedicata maggiormente?
La pandemia mi ha colto di sorpresa, ma sono riuscita gestire la situazione, sono rimasta in compagnia dei miei cani; purtroppo, uno di loro adesso non c’è più, ma il confinamento ci ha regalato intere giornate insieme.
Tanti dei miei progetti si sono dovuti modificare, ovviamente, ma non mi lamento perché l’importante è andare avanti e trovare altre soluzioni. Sono riuscita a dedicarmi di più alla parrucca e ho acquistato del materiale online per esercitarmi sempre più.
Anche dal punto di vista economico sono stata fortunata; avendo aperto la partita iva prima della pandemia, lo Stato mi ha offerto un rimborso per aver poi preso in affitto un locale inutilmente.
Perché consiglieresti il corso dell’Accademia?
Lo consiglierei perché c’è differenza fra essere un parruccaio o il parruccaio.
A livello di formazione, credo che l’Accademia Teatro alla Scala sia veramente la realtà migliore, in Italia. Esistono anche altre realtà valide, ma il nome del Teatro alla Scala e, quindi, l’eredità dell’Accademia, è unico nella storia.
